“Da quando ti conosco mi è tornata voglia di cantare”

una delle cose più belle che mi abbiano mai detto, 21 ottobre

Poi bussi alla porta dei miei sogni e ti fai strada ad ampie falcate sino al punto più remoto e profondo, lo accarezzi e qualcosa in me scatta, sentirti vicino, ma non poterti abbracciare, non riuscire a vederti… Non controllo più il mio corpo, queste mani furiose se la prendono con ciò che ho attorno, scaraventano a terra sedie, armadi, un portacenere in metallo, il mio senno liquefatto sull'asfalto. Alzo gli occhi e guardo e vedo materializzato il disordine che ho dentro, selciato plasmato dal dolore di un tempo lontano che non cessa mai di inglobare il presente. Il tempo dell'inconscio è sempre attuale. Mi porto addosso un temporale, con la speranza che sappia nutrire i fiori nascosti sotto la terra.

Negli ultimi anni ti ho cercato dentro i sogni, un rifugio che fosse in grado di proteggermi dal mondo che si trova sul lato della veglia, ma quando anche l'onirico si rende specchio del reale, quando ti cerco e non ti trovo, non so più dove scappare. Mi rendo conto che l'ultima spiaggia è la totale accettazione. Ma dove posso trovare la volontà di accettare se questo dolore pungente è l'ultima cosa concreta che mi resta di te?

21 ottobre

sorgi ad oriente nelle prime ore della sera e, con passi ampi e lucenti, cammini nella notte sino al centro del cielo, sopra la mia testa alle sei del mattino dai un colore al giorno in risveglio

quanto ti ho aspettato, cacciatore delle stelle, mi sento a casa quanto ti vedo tornare.

15 ottobre

qui miser in campis merens errabat alienis

ipse suum cor edens, hominum vestigia vitans

- Petrarca, Secretum


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